Vittorio Sgarbi at Trieste Premiere

VITTORIO SGARBI AT the premiere of pop art in trieste: STEVE KAUFMAN ON AUGUST 10, 2013. VIDEO BY MAURO ZOCCHI.

italiano

"La Pop Art è l’immagine della città negli anni della grande rinascita. Al termine della Seconda Guerra Mondiale, dall’America all’Europa, nasce un nuovo Mondo legato al consumismo, fatto di cose che noi considerimao come superflue ma che diventano necessarie e che hanno come veicolo prevalente la pubblicità.
In Italia, con la televisione ancora in bianco e nero, questo fenomeno si manifesta con i caroselli, con i primi messaggi pubblicitari che, alle volte possono raccontare in un tempo molto breve e in forma di spot, una storia ben riuscita. Abbiamo tutti davanti agli occhi l’esperienza italiana di Oliviero Toscani, con provocazioni che sono creatività sulle strade. Abbiamo i manifesti degli indumenti dei grandi stilisti, da Armani a Cavalli, che rappresentano il punto di arrivo di una storia che era iniziata negli anni 50 che è stata intercettata, quando la tv era ancora in bianco e nero, dalla Pop Art, che arriva a Venezia come testimonianza di un’arte del realismo delle città, nel 1958, con Andy Warhol e Rauchenberg.
Possiamo dire che gli anni Sessanta sono gli anni non di una stravaganza che sia chiamata Pop Art, ma di una presa d’atto che il volto della città è cambiato attraverso una serie di interstizi tra un palazzo e l’altro, dentro una piazza, all’entrata delle città, lungo le strade di enormi cartelloni pubblicitari. Si aggiunga anche il cartellone di un artista che si chiama Mimmo Rotella, sono i manifesti dei film, in cui si vedono dipinti, come per fare fumetti o cineromanzi,  i volti dei grandi eroi dei film americani  tra i quali soprattutto Marilyn Monroe. E quindi i grandi miti del cinema, della televisione, della pubblicità si chiamano, in quegli anni, Marilyn Monroe, Kennedy, Mao Tze Tung, la Coca Cola, e uno per uno vengono presi da un genio assoluto che si chiama Andy Warhol che non è più un artista  che dipinge delle cose che esprimono la sua anima, la sua sensibilità, ma immagini prese dalla strada o dal manifesto di un film.
Prende Marilyn Monroe su un rotocalco e quella fotografia, di cui non conosciamo nemmeno l’autore, viene presa da Andy Warhol e portata dentro ad un museo. Allora comunicazione, pubblicità, giornali, cinema, televisione, offrono un materiale. In Italia, ad esempio, un autore che ha operato in questo senso è Mario Schifano, nel suo ultimo periodo. Stava davanti ad un televisore, faceva delle polaroid, le ritoccava rapidamente usandole come bozzetti, poi prendeva la pellicola della polaroid e la faceva stampare su una tela emulsionata e dipingeva su quella tela. Quindi, in realtà, il suo mondo di ispirazione erano le immagini che passavano in tv. Ecco, tutta questa iconosfera, che data dal 1958, quindi risale a 50 anni fa, è la Pop Art. Chi cammina in una città, non vede più solamente un edificio del ‘500 o del ‘600 o del ‘700, ma vede un manifesto pubblicitario, vede un’insegna di un negozio al neon, vede una serie di elementi che contaminano la città, fanno parte della città che noi viviamo, sono elementi che non puoi più nemmeno immaginare di togliere, sono magari spazi in modo controllato, sono semplicemente sovrapposizioni, o sono manifesti appiccati abusivamente, magari nelle campagne elettorali o appiccati da qualcuno che vuole pubblicare abusivamente qualcosa, anche in modo illegale.
Ecco, se questa è la base, dobbiamo tenere conto che, essenzialmente, la Pop Art è un’arte realista, ma non della realtà del neo realismo, dei poveri, di Sciuscià, film del 1946 diretto da Vittorio De Sica,considerato uno dei capolavori del neorealismo italiano., di ladri di biciclette cioè di un’Italia povera, di un’America che è arrivata allo sviluppo pieno dopo aver fatto la liberazione dell’Europa. Quello è il periodo in bianco e nero del realismo - neorealismo. Quando c’è la grande ripresa economica capitalistica  industriale  comincia un nuovo mondo che in Italia è caratterizzato dal boom economico e dalla distruzione di molte aree delle  città attraverso la speculazione selvaggia che ha  trasformato il volto delle periferie. E’ chiaro che un artista che in America o in Italia vede il volto della città in quel modo pensa che il suo compito è mostrare quella realtà e così fanno tutti i grandi artisti , da  Claes Oldenburg a Robert Rauschenberg   e, in particolare  Andy Warhol, nella cui bottega , nel cui atelier  nel cui ambiente, nella cui factory si muove il Kaufman che è più giovane e quindi  è vissuto cinquant’anni come nel mito della Pop Art. La sua non è una Pop Art in diretta, è una riflessione su quello che gli artisti che avevano trant’anni più di lui avevano identificato come l’arte delle città. Da questo tipo di modello ne esce un altro, che è quello più recente che tocca gli anni 80 – 90 cioè quello dei writer.  Questi, invece di rappresentare l’arte con la riproduzione di ciò che le città sono diventate, le cambiano. In periferie, spesso degradate o miserevoli o miserabili per la bruttezza degli edifici in cemento armato, dipingono direttamente qualcosa che è rubata perchè nessuno gliel’ha chiesta e anche nessuno li ha autorizzati, questo rende abbastanza eroica anche l’azione dei writer che sembra oggi superata.
  Guardate le opere di questo troppo presto scomparso artista Steve Kaufman che fa un’operazione di riflessione sull’episodio che la storia ci ha dato, come se fosse un neo Pop Art. Questa operazione di neo Pop Art la vediamo con il riferimento a uno dei miti del suo maestro Andy Warhol che è Marilyn Monroe.
La Coca Cola è stata una delle grandi idee di Andy Warhol: non fare la pubblicità alla Coca Cola, che ad un certo punto non è che ne ha bisogno , ma farsi pubblicità con la Coca Cola.
Noi conosciamo Andy Warhol perché è riuscito a ribaltare a pervertire il significato della comunicazione, cioè prende qualcosa che è stata pubblicizzata e si pubblicizza attraverso di lei. La stessa cosa vale per l’immagine di Marilyn Monroe che resiste come una divinità del nostro tempo. Il tempo logora quelle immagini, allora proprio questa operazione di Kaufman è importante perchè egli sembra reinventare dei miti a rischio. Chissà mai che Marilin Monroe rischi di essere dimenticata, riprendiamo Marylin Monroe non dalla realtà, era già morta quando lui era bambino, ma dall’opera di Andy Warhol.
Kaufman fa un’operazione che è quella di riguardare delle opere contemporanee come se fossero documenti di una storia recente. Il quadro che rappresenta un altro mito che ultimamente a Milano è stato rinfrescato con una figura di una certa età, ma comunque non ancora dimenticata che è Amanda Lear che fu in relazione con Salvador Dalì. Quanto rimane Salvador Dalì nella memoria universale, credo molto, ma certamente negli anni in cui era vivo fu il punto di mediazione tra le avanguardie dei futuristi, di Marinetti, delle grandi personalità e di  Picasso stesso, e Andy Warhol. Lui e De Chirico sono stati i profeti di un’arte che deve diventare comunicazione, che ha bisogno di un personaggio che si riconosce per i baffi, per i comportamenti stravaganti, per l’essere burbero, non perchè dipinga come gli artisti della Pop Art, ma perchè fa diventare la sua vita un’opera d’arte. Quindi l’omaggio, in questo caso è a Andy Warhol di cui si vede il volto con la parrucca bionda nel quadro “ the match” posto sulla parete lunga e anche Salvado Dalì che è stato uno dei fondatori di questa idea nuova di un’arte legata alla popolarità , alla notorietà, al comportamento bizzarro, provocatorio, stravagante. Ma certamente, per gran parte dei personaggi dagli anni ’60 in avanti c’è il problema di diventare personaggi. Occorre che il creatore diventi testimone della sua arte. Così era De Chirico.
Allora la pubblicità nel caso di Kaufman, di Andy Warhol, della Pop Art diventa una forma di comunicazione. Altrimenti non si capirebbe un’opera d’arte come “ Marylin”, che mette insieme ben tre miti collettivi : il dollaro, la Coca cola e Hollywood  con Marilyn Monroe perchè fare una cosa come questa, queste cose vivono già da sole, queste cose servono a far diventare un dipinto, un’opera d’arte.
Allora di questo mondo si può dire ancora  più che il pittore è lo storico, il critico che riflette su questo mondo è Kaufman, il quale ha una funzione dove entra sia la creatività sia la riflessione sul già creato.
Quindi la Pop  Art  mette anche a prova quello che si logora e quello che resiste. Io credo che nella mente di Kaufman e nella mente di Andy Warhol, venendo dal mondo americano, Coca Cola e Leonardo, pari sono, cioè hanno lo stesso peso. Anzi, forse la Coca Cola ha un pò di peso in più, perché può essere che ci sia qualcuno che sa cos’è la Coca Cola, ma ha qualche dubbio su Leonardo. E questa è la prova di quale potenza di immagine abbiano queste icone del nostro tempo. Quindi qui è come se vedessimo una mostra di pittura del Rinascimento, soltanto che, invece di essere distanziata di 400 anni è distanziata di 10-20-30 anni, fintanto che tu hai un limite, che tu guardi queste immagini come immagini consolidate. Quella che più di tutte resiste, più del Rolex, altro mito del nostro tempo, è, forse, la Coca Cola e credo che, nel tempo avrà più resistenza perchè è un prodotto di consumo.
​E cosa fa Kaufman, registra, fa come un catalogo , un registro dei miti esistenti nel suo tempo. Certamente è interessante che lui si ponga davanti  a loro con uno spirito che non è riflessione diretta , lui non guarda questa realtà, ma guarda la riproduzione della riproduzione. Se per caso Andy Warhol guardava ad una riproduzione, lui guarda la riproduzione di Warhol. Quindi è un processo estremamente mediato, in cui lui sente che il suo mondo è questo e non può sottrarsi, è il mondo nel quale lui è vissuto, morendo nel 2010 a ’50 anni e noi continuiamo vederlo con lui. Lui è vivo con noi finché sono vivi i miti che lui ha rappresentato. Credo che questo sia il senso dell’impresa di Kaufman. Lui lavora su questo materiale che è tutto quello che il nostro tempo ci da che diventa, poi, alla fine mito. Un artista come Kaufman lo intende al punto tale che lo fa al cubo. Cioè riproduce il riprodotto di una cosa che non ha mai visto. Ecco, questo credo che sia il significato della mostra. I quadri sono molto festosi, molto colorati, molto divertenti, ma nascono da una specie di grande nostalgia di un mondo antico già perduto , anche se così vicino perchè lui nasce quando Marilyn Monroe sta morendo, lui ha 4 anni quando lei muore , eppure lei diventa protagonista dei suoi quadri. Questa cosa che è così vicina  ha ormai la dimensione di una storia consolidata come se fosse la Gioconda. Ecco, questo credo che sia la forza di Kaufman, di vivere di questi miti di cui il corpo, la realtà fisica non sono necessari, è necessaria l’immagine che noi ci portiamo dentro, che ci viene imposta, viene stabilita dalla comunicazione pubblicitaria, viene stabilita dalla ripetizione che fa diventare alcuni di questi volti, volti familiari e molti di questi prodotti , prodotti inevitabili."

- Vittorio Sgarbi

ENGLISH

"The city of Trieste is in pop art revival.  At the end of World War II, from America to Europe, there was a new world of consumerism made ​​of things that we may consider as superfluous, but became a necessary and predominant vehicle for advertising.
In Italy, with television still in black and white, this phenomenon occurred in “carousels,“ with the first commercial advertisements that told, in very short spots, a successful story.  We have experienced the visions of Italian Oliviero Toscani, whose controversy provoked a path of creativity.  We have posters of the garments of great designers such as Armani and Cavalli.  These represent the culmination of a history that began in the 1950s, when TV was still in black and white.  Pop Art came to Venice as the city’s testimony to the art of realism, in 1958, with Andy Warhol and Rauschenberg.
  We can say that the sixties were the years of not the extravagance that is called Pop Art, but a realization that the face of the city was changing -- through a series of huge billboards in spaces between buildings, in city squares and entrances, and along roads.  The billboard of artist Mimmo Rotella are film posters where you see paintings, such as comics or the film adaptation of a novel (cineromanzi), and the faces of the great heroes of American films including, especially, Marilyn Monroe.  And so the great stories of film, television, advertising is invoked:  In those years, Marilyn Monroe, Kennedy, Mao Tze Tung, Coca Cola, and one by one they are taken by an absolute genius named Andy Warhol who is not an artist who paints the things that express soul or sensitivity, but images taken from the street or from the poster of a film.
  Marilyn Monroe takes on a gravure, and that image by which we don’t even know the photographer, is taken by Andy Warhol and brought into a museum.  Then communications, advertising, newspapers, film, and television, offer material.  In Italy, for example, Mario Schifano worked in this sense.  He was in front of a television set, made ​Polaroids, then retouched quickly, using them as sketches.  He then took the polaroid film, and it was printed on a primed canvas, and he painted on that canvas.  So in reality, his world of inspiration were images were shown on TV.  Here, all this iconosphere , which dates from 1958, more than 50 years ago, is Pop Art.  It’s about walking in a city and no longer seeing only numbered buildings but seeing a billboard, a neon sign of a shop, a number of elements that contaminate the city.  They are part of the city where we live; elements that you cannot even imagine to remove.  Perhaps they are controlled spaces, simply overlap, or are posters illegally hung, perhaps in election campaigns or posted by someone who wants to publish something illicitly, even illegally.
  Well if this is the basis, we must take into account that, essentially, Pop Art is a realist art form.  But not the reality of neo-realism like the poor “Shoeshine,” the 1946 film directed by Vittorio De Sica that is considered one of the masterpieces of Italian neorealism, about bike thieves of an Italy that is poor and of an America that has reached full development after the liberation of Europe.  That is the period of realism in black and white: neorealism.  When there is a large industrial capitalist economic recovery begins a new world in Italy, which is characterized by an economic boom and the destruction of many areas of the city and wildly transformed the face of the suburbs.  It's clear that an artist in America or Italy sees the face of the city that way and thinks that his task is to show that reality, and so do all the great artists: Claes Oldenburg and Robert Rauschenberg, and Andy Warhol in particular.
  Warhol’s Factory was the studio workshop environment through which moved a younger Steve Kaufman, who then lived about fifty years.  The story of Pop Art is not Pop Art live.  It is a reflection of what the artists within this 30-year time period had identified as the art of the city.  From this type of model emerges another, which is a newer art form that touches upon these writers of the last 80-90 years.
  These works, instead of representing the art with the reproduction of what the cities have, becomes the change.  In the suburbs, often degraded or miserable, or miserable due to the ugliness of the concrete buildings, the artist directly depict something that is stolen because no one asked him nor authorized him.  This also makes it a quite heroic action of the writer, who seems today exceeded.
  Look at the works of Steve Kaufman, an artist who died too soon, and whose reflection in history gave us a new Pop Art – Neo Pop Art – an initiative we see that references master Andy Warhol and the Marilyn Monroe legacy.
  Portraying Coca-Cola was one of the great ideas of Andy Warhol: an advertisement for Coca Cola, which is not a necessary point, but to simply advertise with Coca Cola.  We all know Andy Warhol, because he managed to pervert the meaning of communication, by taking something that has been advertised and is advertised again through art.  The same is true for the image of Marilyn Monroe that holds as a deity of our time.  Time wears those images.  Steve Kaufman is important because he appears to reinvent the stories at risk.  Who knows if Marilyn Monroe is in danger of being forgotten?  Marilyn Monroe was already dead when he was a child, and does not continue in reality, but by the work of Andy Warhol.
  Steve Kaufman’s method of operation was to relate contemporary works as if they had a recent documented history.  The picture that tells another story, in Milan, is the recent revival of a figure of a certain age, but not yet forgotten, since we have Amanda Lear who was in relationship with Salvador Dali.  I believe what remains of Salvador Dali in everyone’s memory, I really think, but certainly in the years when he was alive -- was the point of mediation between the avant-garde of the futurists, Marinetti, a big personality, and Picasso himself, and Andy Warhol. He and Giorgio De Chirico were the prophets of art that needs to be communication; which needs a character that can be recognized by a mustache, for extravagant behavior, to be gruff.  Why not picture the artists of Pop Art?  Because it makes his life a work of art.  So the tribute, in this case, is to Andy Warhol, where you see the face with the blonde wig under "the match" place on the long wall… and also Salvador Dali, who was one of the founders of this new idea of an art linked to popularity, reputation, bizarre behavior, the provocative, and extravagant.  But of course, for most of the characters from the 60’s onwards there is the problem of becoming characters.  It is important that the creator become a witness of his art.  So it was De Chirico.
  In the case of Steve Kaufman and Andy Warhol, Pop Art becomes a form of popular communication.  Otherwise we would not understand a work of art such as "Marilyn," which brings together three collective stories: the dollar, Coca Cola, and Hollywood with Marilyn Monroe.  Why do something like this?  These things will live by themselves.  These things serve to become a painting, a work of art.  So in this world you can say even more that the painter is the historian.  The critic who reflects on this world is Kaufman, whose talent enters both creativity and reflection on what’s already created.
  So Pop Art tests what is old and what endures.  I believe that in the minds of Steve Kaufman and Andy Warhol, coming from the American world, where Coca Cola and Leonardo are equal -- they have the same weight.  Indeed, perhaps Coca Cola has a bit of extra weight, because it may be that there is someone who knows Coca Cola, but has some doubts on Leonardo.  And this is proof of the power of image that these icons of our time possess.  So here it is, as if we saw an exhibition of paintings of the Renaissance, except that, instead of being separated by 400 years, these are distanced 10-20-30 years.  As long as you have a set time, you look at these images as capsules.  That which holds most of all are the Rolex, another story of our time, and perhaps Coca Cola, that I think that over time will have more hold because it is a consumer product.
  And what Steve Kaufman records is like a catalog; a record of the stories existing in his time.  It is certainly interesting that he them forth with a spirit that is not a direct reflection, as he does not look at this reality, but looks at the reproduction of the reproduction.  If you happen to see how Andy Warhol looked at reproduction, Kaufman looks at the reproduction of Warhol.  So it is a highly mediated process, in which the artist feels that his world is this and cannot escape.  It is the world in which he lived, and died in 2010 at 50 years, and we continue to see it with him.  He is alive with us as long as the stories are alive that he represented.  I think this is the meaning of Steve Kaufman.  He works on this material that is all of our time and what becomes, then, at the point of the story.  An artist like Kaufman understands it to the point that he captures it.  That is, reproducing the reproduced with one thing that has never been seen.  Here, I think is the meaning of this exhibition.  The paintings are very festive, very colorful, very fun, but the result of a kind of great nostalgia of an ancient world already lost, although so close because he was born when Marilyn Monroe is dying.  He is 4 years old when she died, but she becomes the protagonist of his paintings.  This thing is drawing very close in scale to an established history as if it were the Mona Lisa.  Here, I think this is the strength of Steve Kaufman, of life and the body of these stories, the physical reality not necessary.  You only need the image that we carry inside us, that is imposed and shall be determined by advertising, and is determined by the repetition that makes some of these faces, familiar faces, and many of these products, inevitable."

- Vittorio Sgarbi